Acqua Bene Comune Diritto Universale
NellʼAmbito del programma:
Festa della Terra – Cesena 1^ edizione
lunedì 9 maggio 2011, ore21.00,
Cinema San Biagio Via Aldini 24, Cesena
Incontro pubblico con: Jorge Weke Catriquir
portavoce del popolo Mapuche
La situazione indigena in Panguipulli (Patagonia):
riserva mondiale della biosfera o riserva energetica?
Un appello dʼoltreoceano per riflettere sui problemi di c@sa nostra
Jorge Weke Catriquir
- Portavoce e ricercatore delle conoscenze culturali indigene mapuche del comune di Panguipulli
- Incarico religioso culturale mapuche: Werken Malchewe del “Parlamento di Koz koz”
- Artista, pittore e disegnatore grafico (Laureato presso l’Università Cattolica di Temuco)
I “Mapuche”, sono abitanti nativi del Sudamerica, un popolo diviso in due stati (Cile e Argentina) minacciato prima dai conquistatori spagnoli, poi dai governi nazionali, oggi dalle multinazionali.
Un popolo e una cultura millenaria a rischio d’estinzione che lottano per il diritto all’autodeterminazione, ma anche per il rispetto dei diritti umani e della natura. Loro sono “uomini (che) della terra (mapu)”
ENEL-ENDESA IN TERRITORIO MAPUCHE
(Lago Panguipulli e Lago Neltume)
Nel 1987 in Cile il gruppo spagnolo ENDESA (acquistato nel 2009 da ENEL) si è aggiudicato il diritto dell’ uso dell’ acqua per la costruzione della Centrale Idroelettrica “Ralco”, la prima “grande opera” nella 8° regione del Bio Bio che ha comportato un vero e proprio “genocidio delle comunità mapuche dell’alta cordigliera”. (secondo Rodolfo Stavenhagen, relatore speciale per gli affari indigeni delle Nazioni Unite)
La rivendicazione delle comunità mapuche nasce quindi da questa denuncia: difendere la loro terra significa difendere il diritto alla vita per conservare i territori nei quali vivevano da generazioni, i loro luoghi sacri e di culto ma anche per difendere la natura, il cibo (la biodiversità viene alterata dalle deforestazioni non autorizzate) e le erbe medicinali che a seguito dell’inquinamento delle acque diventano più dannose delle malattie stesse che una volta curavano.
Attualmente i progetti presentati dal gruppo ENDESA-ENEL sono due: Central Hidroeléctrica Neltume e la Línea de Alta Tensión Neltume Pullinque. Queste “grandi opere” nascono dopo un accordo concluso nel 2009 tra Endesa-Enel e 70 impresari grandi latifondisti della zona (spesso di origini europee) che, chiudendo un lungo periodo di diatribe giudiziali, si fondono per aprire strada alla più grande centrale idroelettrica mai costruita in Cile dopo quella di “Ralco”.
Questa volta le comunità mapuche minacciate sono più di 150, oltre agli abitanti stessi di Panguipulli, cittadini cileni, che devono subire pressioni e decisioni di multinazionali straniere supportate dal governo di turno (attualmente il Presidente del Cile è Sebastian Piñera che rappresenta la coalizione di centro-destra).
Oggi come ieri, oltreoceano come in Europa, privatizzazione ed energia sono temi delicati che accendono il dibattito pubblico e si ripercuotono a livello locale (ma non solo) in nome del progresso e della globalizzazione: Per la costruzione di questa centrale idroelettrica è previsto un investimento di oltre 755 milioni di dollari, e verrà coinvolta l’intera comunità di Panguipulli (vicino alle località di Neltume e Puerto Fuy). La centrale avrà una potenza di 490 MW e genererà una media annuale stimata di 1.870 GWh. Il governo cileno garantisce tutte le agevolazioni necessarie e assicura nuovi posti di lavoro (circa mille) e prevede un aumento dell’economia locale.
D’altra parte le comunità indigene, che con il passare degli anni sono state emarginate in spazi sempre più ristretti, continuano a lottare, a sensibilizzare e a lanciare appelli ai popoli di tutto il mondo, ricordando che queste aziende, proprio perché private, tenteranno di ricavare maggior profitto al minor costo: le grandi opere dal marchio Endesa-ENEL metteranno ancora una volta a rischio la biodiversità, la flora e la fauna, cancelleranno il turismo marittimo-costiero sviluppato da piccoli imprenditori locali. Non è da sottovalutare poi l’impatto psicologico ed emotivo che comporta lo stravolgere le proprie abitudini quotidiane: il canale di discarica sarà costruito proprio su territorio sacro dove vengono svolti diversi riti comunitari (Nguillatún), e il trasferimento forzoso spedirà intere famiglie, bambini e anziani in zone dal clima duro e avverso con temperature molto basse. Nel mese di febbraio 2011, inoltre, la comunità indigena Inalafquén denuncia irregolarità nelle indagini e negli studi sull’impatto ambientale svolti dallo stesso gruppo Endesa-ENEL, ricordando anche che si tratta di una zona vulcanica altamente sismica non adatta a una costruzione di simili dimensioni.
Jorge Weke Catriquir invitato in Italia da “Patagonia Senza Dighe” (uno dei promotori nazionali del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua) ci porta la sua testimonianza come portavoce werken della comunità indigena di Malchewe e del Parlamento di Koz Koz.
Privatizzazione dell’acqua e genocidio: difesa dei beni comuni, dei diritti umani e dell’ambiente si uniscono in una unica lotta per la sopravvivenza, per la difesa del territorio locale contro i profitti delle grandi multinazionali quotate in borsa. Un appello d’oltreoceano rivolto ai fratelli e le sorelle d’Italia e d’Europa.
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