Acqua e Referendum

In Italia, e in Europa, negli ultimi 15 anni le politiche liberiste dei governi che si sono susseguiti, indipendentemente dal loro colore, hanno portato a una vera e propria privatizzazione dei beni comuni, compresa l’acqua. L’ultima fase, in senso cronologico, di questo processo è rappresentata dalla famigerata Legge Ronchi, che sancisce l’obbligo di far entrare, almeno per il 40% dell’azionariato, soggetti privati nella gestione dei servizi idrici integrati. I referendum, promossi dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e da un’ampia coalizione sociale costituita da forze culturali e sociali riunitesi nel “Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune”, costituiscono lo strumento costituzionale di cui disponiamo per fermare la privatizzazione, abrogando la legge Ronchi e l’art. 154 del DLgs 152/2006 (limitatamente alla parte relativa all’adeguata remunerazione del capitale investito). Solo dopo l’abrogazione di tali articoli si potrà avviare un percorso che porti all’effettiva ripubblicizzazione del servizio idrico integrato.

L’acqua, tuttavia, è solo la punta dell’iceberg della privatizzazione dei beni comuni promossa dalle politiche liberiste degli ultimi decenni che hanno prodotto l’impoverimento di larga parte delle popolazioni e dei territori, arricchendo solo piccoli gruppi finanziari con una drastica riduzione dei diritti conquistati, determinando l’attuale e drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia. All’interno di questo quadro generale si inserisce anche il processo di privatizzazione dell’Istruzione Pubblica, e di “autonomizzazione” dei vari Atenei e Istituti scolastici, promosso dai vari governi di centro-sinistra e centro-destra susseguitisi negli ultimi vent’anni, i quali stanno dando sempre più spazio alle scuole e università private. La logica privatizzatrice è la stessa.

Sottrarre l’acqua alla logica del mercato equivale a riaprire uno spazio di democrazia dal basso per la giustizia sociale e in difesa dei beni comuni. Beni comuni sono anche la salute, l’ambiente, il territorio, il lavoro e la formazione, calpestati ogni giorno da scelte scellerate come la costruzione di discariche, legali ed illegali, inceneritori e centrali a turbogas che stanno inquinando e distruggendo la nostra terra, aggravando la mancanza di prospettive per il futuro dei giovani, di chi ha un lavoro e di chi lo vorrebbe, senza ascoltare chi da anni lotta per un ciclo virtuoso dei rifiuti, per salvare i beni comuni e per difendere l’ambiente e la salute.

 il 12 e 13 giugno vai a votare

  • per avviare un percorso comune per la riappropriazione sociale di tutti i beni comuni;
  • per la realizzazione di un modello di gestione trasparente, pubblico e partecipativo attraverso politiche autoorganizzate e dal basso;

Ricordati che questi referendum
il potere e le lobby degli affari non li vogliono

 Il 12 e 13 giugno vai a votare
hai tutta l’estate per andare al mare

 

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