Credetemi l’acqua non sarà mai privata
di GIUSEPPE ARMENISE
BARI – La Puglia ha lanciato la sua guerra per l’acqua bene comune e la ripubblicizzazione dell’Acquedotto pugliese. Intanto, in tutta Italia, sono già state raccolte circa 700mila firme (quasi 40mila solo nella nostra regione) per il referendum con il quale si chiede l’abolizione di un articolo del decreto Ronchi sull’apertura al mercato dei servizi pubblici e di due norme del codice dell’ambiente sulla giusta remunerazione del servizio e sulla forma delle società di gestione. Ma il ministro alle Politiche europee, Andrea Ronchi vuole gettare acqua sul fuoco.
Ministro, allora?
«Continua la grande bugia in giro per l’Italia. L’acqua resterà sempre di più bene pubblico. Non sarà mai privata».
Sì, ma il teorema reti pubbliche-gestione privata non convince.
«Partiamo dai dati. In Italia ogni anno vanno persi 800 milioni di metri cubi d’acqua, pari al 38%, per un valore di 2,5 miliardi di euro. I promotori dei referendum pensano forse che questo sia frutto di una gestione convincente?»
E lei pensa davvero che esista in Italia un imprenditore privato disposto ad investire nel sistema idrico, sapendo di doversi accollare una rete colabrodo che perde acqua per 2,5 miliardi di euro l’anno?
«Proprio ieri (giovedì, ndr) l’ammministratore delegato di F2i, Gamberale, ha annunciato l’entrata del Fondo in Iride. L’operazione ha consentito l’apporto di risorse per dare forza e competitività a quello che si preannuncia come il più grande polo italiano sul concetto idrico in grado di mettere insieme risorse, competenze e trasparenza. Questa è una strada».
Però l’Acquedotto pugliese coi suoi chilometri di condotte tra Campania, Puglia e Basilicata, la sua struttura e la sua storia, è un caso diverso da quello rappresentato dai piccoli gestori di rete che il fondo di Gamberale vorrebbe rendere più competitivi sul mercato. O no? «L’Acquedotto pugliese, nel 2006, perdeva il 50,3% d’acqua in rete».
Sì, ma adesso le cose sono cambiate.
«La situazione è un po’ migliorata. Ma solo un po’. E per tornare ai privati e alla loro remunerazione, devono sapere che nel caso del servizio idrico, questa ci sarà, ma non subito. Lentamente».
Pare prefigurare una sorta di apertura al mercato delle società di gestione dei pubblici servizi in un quadro di regole certe. Ma chi le stabilisce queste regole? E chi controlla che siano rispettate?
«Io penso che vada creata una terza authority indipendente e sanzionatoria, capace di controllare questo processo al fine di garantire infrastrutture più sane, qualità più alta del servizio e prezzi più bassi. E non mi si venga a dire che questo non è possibile. Persino la stampa internazionale, che ho avuto modo di criticare più volte per l’atteggiamento avuto nei confronti dell’Italia, lo ha riconosciuto. Le Monde, in Francia, ha scritto che con le privatizzazioni i costi si sono abbassati».
Intanto, però, il decreto sulle privatizzazioni c’è, l’authority ancora no.
«Ci stiamo lavorando. Anzi, ringrazio pubblicamente il ministro Fitto per il lavoro che sta svolgendo da par suo. Entrambi siamo guidati dalla stella polare dei controlli e vogliamo che ci siano tutte le condizioni perchè l’apertura al mercato funga da stimolo al miglioramento del servizio. Insomma, che siano liberalizzazioni virtuose e non virtuali».
La Corte dei conti teme che, come tutte le privatizzazioni all’italiana, anche queste rischino di essere solo un modo per sfilarsi dal controllo contabile e, piuttosto che un contenimento, producano una moltiplicazione delle spese. Troppo pessimisti?
«Questo è un Paese strano. Per anni ci hanno fatto lezione di liberalizzazioni, ci hanno detto che l’Italia era un Paese dove il pubblico soffoca il privato e poi? Poi, quando cerchiamo di avviarle, tutti trovano il modo di criticare. E poi noi siamo disponibili al confronto. Tutto è migliorabile. Sui controlli? Sulle possibili speculazioni? Noi vogliamo lavorare e raccogliere gli stimoli di tutti. Anzi, devo dire che con il sindaco di Torino, Chiamparino e qualche altro sindaco illuminato, ma anche con Franco Bassanini, che sono esponenti del centrosinistra, stiamo già confrontandoci».
Fonte Gazzetta del Mezzogiorno


