Il consumo delle risorse rinnovabili

Risorse idricheNon so se vi è mai capitato, ma ogni tanto quando si parla di esaurimento delle risorse “rinnovabili” ci si sente rispondere che, tanto, torneranno in circolo. Un esempio classico è quello dell’acqua dolce: la settimana scorsa ho sentito da due persone il medesimo ragionamento secondo cui “l’acqua che usi non viene mica distrutta, ma torna in circolo”. Naturalmente, dopo aver fatto questa considerazione, spesso la conseguenza logica è che possiamo usare quanta acqua ci pare.
È ovvio che c’è qualcosa che non va in questo ragionamento, e che il consumo mondiale giornaliero di acqua deve per forza avere un limite – altrimenti, staremmo violando qualche legge fondamentale della fisica.

Qual è dunque l’errore? Se ci pensate un attimo, chi ha proposto quel ragionamento stava facendo un equilibrismo sul significato di “consumo”; ovvero, sul fatto che “consumare” significa usualmente “distruggere”: poiché l’acqua non viene distrutta, allora non c’è nessun problema di consumo.

Naturalmente è un discorso che non sta in piedi: anche i soldi che spendo non vengono distrutti, ma questo non mi impedisce certo di finire sul lastrico.

Allora qual è il punto? Se ci pensate un attimo, il problema è sempre lo stesso: per ogni risorsa c’è un tasso di produzione e un tempo di rigenerazione. Nel caso dell’acqua dolce, il tasso di produzione corrisponde al flusso totale verso la terraferma, cioé decine di migliaia di km cubi all’anno. E` un limite fissato dal ciclo dell’acqua e non ci si può fare niente.

Si possono anche mettere in cascata più impianti che riutilizzino lo stesso flusso, ma questo ha un impatto sulla qualità dell’acqua e, in molti casi, è impossibile. Pensate ad esempio all’irrigazione: una volta che l’acqua è sparsa in un campo, non la potete più riutilizzare – almeno finché non evapora e precipita nuovamente. Ovvero, dovete aspettare il tempo di rigenerazione.

Dunque, è vero che l’acqua non viene distrutta; ma, dal punto di vista della disponibilità, viene comunque “consumata”. Ecco perché il ragionamento “l’acqua che usi non viene mica distrutta, ma torna in circolo” non porta da nessuna parte. Ed ecco perché non possiamo usare quanta acqua ci pare, altrimenti finiremo in brutti guai; anche se, a dire il vero, un po’ ci siamo già.

Fonte: Aspo-Italia

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