Puglia, acqua pubblica entro la fine dell’anno

Amati: avanti con il progetto, difendiamo un principio

BARI. Il governo vara il regolamento attuativo della riforma dei servizi pubblici locali, e la Puglia va avanti per la sua strada: il progetto di ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, garantisce l’assessore regionale Fabiano Amati, «sarà completato al più entro l’anno». Così, mentre il ministro Raffaele Fitto annuncia al Sole 24 Ore la creazione di una authority sull’acqua (e definisce «una campagna truffaldina» il referendum sull’acqua pubblica), la Regione tiene il punto. E anzi insiste: «Credo – dice Amati – che il regolamento aiuti molto la causa del nostro disegno di legge». 

Dunque, ricapitoliamo. La scorsa settimana è stato incardinato in consiglio il ddl che punta a trasformare Aqp in un soggetto di diritto pubblico senza scopo di lucro, cui verrà attribuita in-house (cioè senza gara d’appalto) la gestione del servizio idrico integrato in Puglia. È una iniziativa che fa a pugni con il quadro normativo nazionale, anche perché i servizi pubblici locali non rientrano tra le competenze legislative della Regione. Quello pugliese è infatti un tentativo di scardinare il principio della gara pubblica, per proteggere la gestione pubblica della risorsa idrica. Ed a nulla vale che il regolamento attuativo dica chiaro, all’articolo 1, che è fatta salva «la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche». «Il gestore privato – argomenta Amati – modifica la natura pubblica della risorsa, quindi è una falsificazione quella che prima compie Tremonti e poi Fitto  replica nell’intervista al Sole 24 Ore. Noi riteniamo che solo la gestione pubblica del servizio idrico integrato garantisce, al di là delle parole, la fruizione giuridica pubblica della risorsa. Se io controllo la risorsa pubblica attraverso una struttura interconnessa come l’Acquedotto, ma sono un privato, sono in grado di scegliere chi e come può ottenere la risorsa». 

Resta da capire in quale modo il regolamento attuativo dell’articolo 23-bis possa aiutare il progetto pugliese di «riappropriazione» dell’acqua. «La nuova legge – dice Amati   afferma la possibilità di andare in-house quando sussistono particolari condizioni geo-morfologiche. Con il regolamento, il parere dell’Antitrust non è più un comandamento, e diventa un atto obbligatorio ma non vincolante». In altre parole, sarebbe già possibile saltare la gara d’appalto.  

Nel panorama dei gestori idrici, Aqp è già considerato una anomalia. E lo è, perché ha in mano una concessione di gestione fino al 2018 affidata ope-legis. Per altri 8 anni, dunque,   Aqp è al riparo da qualunque progetto di riforma (e va detto che il quadro legislativo negli ultimi 4 anni è cambiato 4 volte). Il ddl pugliese ha però un vulnus insormontabile: la Regione non può attribuire ad Aqp la gestione del servizio, semplicemente perché non ha alcun titolo a farlo. «Il nostro potere legislativo – ribatte Amati – si esplica in capo al soggetto che ha titolo, quello che oggi è l’Ato e domani sarà chi lo sostituisce. Gli indichiamo un percorso obbligatorio attraverso la legge: devi affidare il servizio ad Acquedotto, soggetto giuridico di diritto pubblico, che svolge l’adduzione e la captazione della risorsa idrica in favore di tutti i pugliesi».

Oggi, tecnicamente, un pezzettino di Aqp è ancora della Basilicata. «Andremo ad appostare le risorse necessarie a liquidare la Regione Basilicata sulla base dell’accordo già raggiunto». Ma anche questo rischia di non bastare: una volta approvata, la legge sulla ripubblicizzazione sarà sicuramente impugnata dal governo. «Sono convinto che stiamo esercitando regolarmente la potestà legislativa. Ma vista l’aria che tira, dove è bastato molto meno, non è difficile prevedere che la impugneranno, e non certamente per motivi giuridici. Credo che il nostro punto di vista sia sostenibile, tenuto conto che ormai discutiamo di acqua sulla base di una raccolta di firme di 1.400.000 cittadini italiani e lo stato di irritazione del governo è altissimo. Noi lottiamo per affermare la gestione pubblica   del servizio idrico integrato».
 
fonte: gazzetta del mezzogiorno del 26/7/2010

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