Sovranità Popolare e No Tav

 

La Costituzione della Repubblica Italiana all’art.1 recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”, trattandosi del primo articolo ciò significa che fa parte dei principi fondamentali che vengono quindi prima di ogni altra cosa. Se analizziamo per priorità quelli che sono gli elementi fondanti della nostra democrazia ci accorgiamo che la volontà popolare è sovrana e che è prioritaria rispetto alle emanazioni del potere Legislativo in quanto solo rappresentativo della sovranità popolare essendo delegato e non diretta espressione del popolo. Da ciò si evince che la forza di una espressione diretta come quella referendaria, ha come ripercussione, una applicazione che deve essere rispettosa degli indirizzi che la sovranità popolare manifesta a seguito del voto referendario.
Ora, se prendiamo ad esempio gli esiti del referendum sul finanziamento pubblico dei partiti, per il quale la volontà popolare ha espresso, in modo chiaro ed inequivocabile, che i finanziamenti ai partiti dovessero essere eliminati, ci accorgiamo come, introducendo il rimborso elettorale, questo elemento di rispetto e applicazione della volontà popolare sia stato totalmente disatteso.
Facendo un passo successivo possiamo paragonare i fatti di ieri sul fronte No TAV a quanto sopra enunciato.
Se in applicazione di un dispositivo approvato da una maggioranza, peraltro illegittima in quanto non delegata ma semplicemente nominata, si arriva ad attaccare in modo violento la popolazione che protesta in difesa dei propri territori (beni comuni che dovrebbero essere tutelati dallo Stato proprio in applicazione dell’art.9 e 117 della Costituzione), credo che allora mezzi coercitivi e repressivi ben peggiori dovrebbero essere utilizzati nei confronti di chi, con stratagemmi legislativi, ha contravvenuto alla volontà popolare espressa in occasione del referendum sul finanziamento pubblico dei Partiti.
Eppure non si sono visti Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza irrompere, in tenuta antisommossa, all’interno del Parlamento per cacciare e arrestare i Parlamentari che avevano votato, bipartisan, i provvedimenti legislativi che offendevano la volontà popolare così chiaramente espressa nel referendum abrogativo sul finanziamento pubblico dei Partiti.
Quindi due pesi e due misure, una applicazione rigida e integerrima di metodi repressivi nei confronti dei cittadini che sono espressione della sovranità popolare e nessun provvedimento nei confronti di parlamentari semplici delegati dal popolo.
Questa disparità di trattamento rende chiaro e lampante come la classe politica si sia progressivamente allontanata dei principi ispiratori della nostra Costituzione finendo per chiudersi in se stessa al punto da doversi difendere dai cittadini che li ha delegati a governare nell’interesse pubblico.
Quando accade una simile situazione ci si trova in presenza di un Paese divenuto debole e corrotto che ha perduto di vista quello che è il bene comune e si rischia una pericolosa deriva autoritaria.
E’ per questi motivi che è di assoluta priorità che la cittadinanza, che si è espressa in modo chiaro attraverso il referendum del 12 e 13 giugno 2011, dando peraltro un chiaro segnale di risveglio e di allarme, si mobiliti ulteriormente andando ad occupare quegli spazi di democrazia che altrimenti non vengono garantiti e sostituiti con provvedimenti emanati da una classe politica delegittimata, corrotta e preda di rigurgiti autoritari che finisce per prediligere metodi repressivi a quelli democratici di condivisione e dialogo.

Gianluca Amadio
Comitato Acqua Pubblica Cesena

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