Toscana e Lombardia accelerano sulle privatizzazioni

Mentre ancora risuona l’eco del successo della campagna referendaria ed a New York, all’assemblea delle Nazioni Unite, è stata approvata la risoluzione presentata dalla Bolivia per il riconoscimento del diritto all’acqua, in Italia si accelera sulla privatizzazione dei servizi idrici.

ATO 1 Toscana Nord
In Toscana Gaia (ATO 1- Lucca, Pistoia e Massa Carrara) è l’unica Azienda rimasta pubblica.
Nei prossimi giorni, anche per questa Azienda, verranno stabilite le modalità di ingresso dei capitali privati e quindi le modalità di gestione dei prossimi 20 anni.
La seduta del 27/07, in cui i sindaci di Lucca, Pistoia e Massa Carrara erano riuniti per decidere come far entrare capitale privato nella società che gestisce il servizio idrico è stata aggiornata al 10 di Agosto per aspettare nuovi provvedimenti del governo in materia di gestione.

Gli appartenenti ai comitati referendari, che hanno partecipato come auditori all’assembleai, lanciano una nuova forte critica nei confronti dei primi cittadini che, spiegano, privatizzano la democrazia di fatto escludendo i cittadini dalla discussione su un argomento tanto delicato; Sindaci e delegati non possono decidere sull’acqua senza un mandato diretto delle comunità che rappresentano, per questo Comitati e Forum Toscano Acqua rivendicano la convocazione urgente di consigli comunali aperti che diano voce alla partecipazione diretta dei residenti di ogni comune.

Maggiori informazioni su: http://www.acquabenecomunetoscana.it/

Lombardia: «Gestione a Provincia e privati»
Addio acqua del sindaco. Il decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi pubblici sta per entrare in Lombardia. Il servizio di erogazione dell’acqua finirà nelle mani di tante società miste, controllate al 60% dalle singole Province e al 40%  da privati.
La Regione approverà (5 agosto?) in giunta prima dell’estate la nuova legge; lo schema di partenza è confermato: ci sarà un soggetto gestore, la Provincia, che sostituirà gli Ato, le agenzie territoriali destinate a immediata scomparsa, e ci sarà poi un soggetto erogatore.
La liberalizzazione imposta da Ronchi interverrà proprio qui: si creeranno, in pratica, tante società miste controllate dalle singole Province che dovranno però affidare, attraverso gara pubblica, la cessione del restante 40% del pacchetto azionario e il  servizio di gestione a socio industriale.
A giocarsi la partita del 40% delle azioni in vendita saranno A2a, la multiutility milanese-bresciana e, soprattutto, Veolia, onnipresente multinazionale francese appena cacciata da Parigie e più assetata che mai (di soldi).
Da rilevare inoltre che l’attribuzione delle competenze del governo dei S.I.I. alle Province di fatto, esautora i Comuni (ovvero gli Enti più vicini ai cittadini) dalle decisioni su un bene vitale e di interesse per tutti i cittadini qual è l’acqua, cancellando il federalismo rappresentato dai Comuni stessi.
Nonostante la bocciatura arrivata dalla Corte Costituzionale alla precedente legge regionale e la precedente mobilitazione di ben 144 Consigli Comunali della Lombardia che nel 2007 deliberarono contro i tentativi di privatizzazione dei SII … il Pirellone ci riprova.
In attesa dei privati e dei loro benefici effetti, dopo l’aumento di sei centesimi al metro cubo (da 0,54 a 0,60) decisa settimana scorsa, il piano tariffario prevede un ulteriore ritocco di due centesimi per l’anno prossimo. «Ma nel 2027 – hanno assicurato l’assessore al Bilancio Giacomo Beretta e il rappresentante dell’Ato – l’acqua milanese costerà soltanto 0,72 centesimi».

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