Lombardia: cronistoria della legge regionale 18/2006
La Regione Lombardia, in fatto di privatizzazione del servizio idrico, ha sicuramente anticipato i tempi e l’attuale normativa nazionale.
Infatti ad agosto 2006 il Consiglio Regionale aveva approvato la legge n. 18/2006 sui servizi pubblici che obbligava a mettere a gara l’erogazione dei servizi idrici.
Alla scrittura della legge aveva contribuito Raffaele Tiscar che è oggi Direttore Generale Sviluppo Sostenibile Regione Lombardia (reti idriche, rifiuti, risorse energetiche etc etc);
Il Dr. Tiscar in effetti di risorse idriche se ne intendeva ed aveva accumulato negli anni una grande esperienza; prima di occuparsi della legge aveva infatti ricoperto ruoli (consulente aziendale) in Ondeo Suez e RWE Thames, che sono rispettivamente la 1^ e la 3^ più grande multinazionale privata al mondo dell’acqua.
La legge regionale 18/2006 spianava la strada alla privatizzazione dell’acqua in tutta la Lombardia, la reazione a tale legge, non si era però fatta attendere e perfino il Governo Prodi, nell’ottobre 2006 aveva impugnato per incostituzionalità la medesima legge regionale (oltretutto in palese contrasto con la legge Galli e con le modifiche introdotte con le finanziarie al Testo Unico sui servizi locali).
Contemporaneamente il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua aveva lanciato un Appello per l’Acqua Pubblica in Lombardia evidenziando come con tale legge si veniva a creare nel nostro paese un pericoloso precedente, una macroscopica incertezza del diritto per tutti gli enti locali e per tutti i cittadini su una materia di principio, come quella della natura giuridica di un bene comune e di un diritto imprescrittibile come l’acqua e i servizi che ne garantiscono l’accesso.
Nel 2007 ben 144 Consigli Comunali Lombardi avevano aderito alla proposta di un Referendum abrogativo delle parti della legge regionale 18/2006 che obbligavano a privatizzare i servizi idrici ed il Referendum era stato ritenuto ammissibile (dopo 4 rinvii) il 5 febbraio 2008 dal Consiglio Regionale.
L’azione dei comuni referendari aveva portato (dopo due anni di contrapposizione), il 27 gennaio 2009, alla modifica della legge regionale 18/2006: Il Consiglio Regionale aveva definitivamente cancellato le parti della legge che obbligavano i comuni a privatizzare l’acqua e finalmente ai comuni lombardi (riuniti nei 12 ATO) veniva consentita la possibilità di gestire il servizio idrico tramite società totalmente pubbliche (affidamento diretto “in house”), senza ricorrere ad alcuna gara, passaggio, quest’ultimo, che avrebbe aperto ai privati.
Si era trattato quindi di una vittoria dei sindaci e della società civile che avevano lottato, uniti, per la partecipazione dal basso e per la difesa dei beni comuni … vittoria di Pirro in quanto sempre approfittando della calura estiva, nei soliti mesi degli agguati istituzionali, il governo nazionale nella conversione in legge del Dl 25 giugno 2008, n. 112 aveva inserito un’articoletto ad hoc il 23/bis.
Como, 11 gennaio – Presidio per l’acqua pubblica
Il Dr. Tiscar ha relazionato sulle evoluzioni delle leggi nazionali e regionali sull’acqua ; ha poi sostenuto che la via meno onerosa per i comuni di uscita da questa impasse sarà forzatamente l’apertura verso società private che potranno ricorrere al credito, meglio di soggetti pubblici, per finanziare la manutenzione delle strutture o la costruzione di nuove. La lunga relazione del Dr. Tiscar , com’era prevedibile, è proseguita con continui elogi al libero mercato delle società idriche in gara e profondo disappunto per le società pubbliche “in house” ma la sua narrazione è parsa ai più una sorta di lungo spot pubblicitario.
Diversi infatti sono stati gli interventi da parte degli amministratori in sala, molti per chiedere chiarimenti, altri per vere e proprie prese di posizione scettiche verso le posizioni di Tiscar ; particolarmente acceso è stato l’intervento di Paolo Ceruti, ex Sindaco di Magreglio, che ha ricordato il referendum che egli stesso aveva promosso anni fa, ma anche la seconda più recente richiesta di referendum regionale : “entrambi i referendum andavano nella direzione dell’acqua come bene comune, non verso l’acqua mercificata come qui ci viene proposto dal dirigente regionale “.


