Critiche al documento sull’acqua del PD toscano

Dopo aver letto il documento sull’acqua presentato dal PD della Toscana, (eccovi il pdf. Leggetelo e fatelo circolare: è importante che più persone possibile sappiano quello che viene proposto), non ho potuto fare a meno di mettere nero su bianco le mie critiche a riguardo.

Il documento sull’acqua “risorsa pubblica”, firmato da 4 esponenti del PD toscano, presenta diversi aspetti assai discutibili nel metodo e nel merito delle proposte.
Intanto, per le posizioni che assume in merito ai tre quesiti referendari è incomprensibilmente più chiuso della posizione del PD nazionale, e di conseguenza pericolosamente intempestivo. Infatti il PD nazionale, pur non aderendo al referendum (sottoscritto peraltro dai due capigruppo di Camera e Senato!), si dichiara “amico” dei promotori e lascia sostanzialmente libertà di scelta, esprimendo solo dubbi sulla utilità dello strumento referendario.

Il PD toscano si sofferma sui quesiti e boccia il secondo e il terzo come demagogici e ideologici, contrari al cosiddetto modello toscano.
Definisce “disorientati” i cittadini ed elettori PD che hanno firmato, sull’onda dell’opposizione al governo, e non si accorge che in questa regione dal modello perfetto l’obiettivo della raccolta delle firme è stato largamente superato, sostenuto anche da tanti amministratori che hanno modificato il proprio statuto introducendo il concetto di acqua bene comune.

Il documento non parla mai di acqua bene comune, ma di acqua “risorsa pubblica”.
E’ una differenza linguistica importante, perché tra bene e risorsa sta appunto la differenza tra ciò che è indisponibile e ciò che è messo a valore.

Al di là di frasi abbastanza scontate sulla proprietà pubblica delle reti, si scrivono cose inesatte sul secondo e terzo quesito: non è vero che la conseguenza di questi quesiti sarebbe il ritorno alle gestioni municipalizzate, né che si imporrebbe la disdetta delle convenzioni con gli attuali soggetti gestori, con relativo pagamento delle penali.
Nessuno dei promotori dice questo; essi pongono l’attenzione sulla struttura societaria del soggetto gestore, mantenendo la dimensione ottimale dell’organizzazione del servizio, e non pensano assolutamente di rescindere i contratti in essere ma di superarli al momento della loro scadenza, come ha anche fatto il Sindaco di Parigi nei confronti della Lyonnaise des Eaux.

Il documento si limita a difendere un modello toscano che deve essere rivisto, come ha concluso anche il precedente Consiglio regionale a seguito di un’indagine conoscitiva sull’organizzazione del servizio idrico in Toscana. Infatti gli autori del documento PD non si accorgono che, prima di riaffermare il principio della gestione mista pubblico-privata, come elemento questo sì ideologico, si tratta di ridiscutere cosa sia pubblico, come debba essere organizzato, quale il suo ruolo nei servizi.
Inoltre non si affronta minimamente la situazione attuale del mercato dell’acqua e dei privati che vi “investono”.
E’ di questi giorni la guerra tra Caltagirone e Suez che si contendono il controllo di Acea, partner di Publiacqua.

Forse che di queste questioni, che attengono ai privati, non intendiamo discutere?
Si pensa che attengano alla sfera della libertà del mercato e la politica non deve interferire?
Oppure la politica interferisce ed è proprio per questo che non ne vogliamo discutere pubblicamente?

 Fonte Daniela Belliti … l’altra Politica

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